Theresa May, dimissioni il 7 giugno: quali riflessi per la sterlina?

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Commossa e particolarmente emozionata, la premier britannica
Theresa May ha annunciato le dimissioni

Una decisione difficile, che tuttavia nelle ultime settimane è sembrata essere la più naturale, dinanzi a uno scenario Brexit particolarmente arduo da attuare. Nelle sue poche parole dinanzi a Downing Street, May ha affermato che lascerà il 7 giugno, e di aver già parlato con la regina, precisando poi di essere fortemente rammaricata per non essere riuscita ad attuare la Brexit, affidandone così la realizzazione al suo successore alla guida del partito conservatore, che dovrà essere eletto nelle prossime settimane, per poi subentrarle come primo ministro.

Ma quali saranno i riflessi sul Forex? I mercati dovrebbero aver scontato già in buona parte queste evoluzioni non certo favorevoli per il Regno Unito. Nonostante ciò, nei prossimi giorni non sono affatto da escludersi ulteriori cedimenti nelle quotazioni della valuta britannica, considerata non solamente la scelta di Theresa May, quanto anche l’esito delle elezioni europee. I dati macro economici e fondamentali in uscita avranno dunque un minor peso specifico, alla luce della complessità degli eventi che stiamo per affrontare in ambito internazionale.

A proposito di elezioni europee, il primo Paese al voto, di cui si dispongono degli exit poll (come tali, da prendere con la dovuta cautela) è l’Olanda. Nel Paese nordeuropeo, contrariamente ad ogni pronostico, pare siano i laburisti del PvdA i principali vincitori del voto europeo: a sostenerlo è un sondaggio condotto da Ipsos, pubblicato con largo anticipo, secondo cui ai labour andrebbero 5 seggi al Parlamento europeo, contro i 4 seggi del partito liberal-conservatore VVD dell’attuale premier, Mark Rutte. Non otterrebbe così il successo sperato il Forum per la democrazia, del contestato Thierry Baudet, che alcuni sondaggi davano in testa e che invece ora si dovrà accontentare di 3 seggi. Un solo seggio va invece alla formazione di estrema destra, il PVV, mentre tre seggi vanno ai Verdi.

Oggi al voto anche il Regno Unito, i cui primi sondaggi però non verranno diffusi prima di domenica sera, così come Irlanda e Repubblica Ceca. Qui le urne saranno però aperte anche nella giornata di domani, e la vera incognita sembra essere l’astensionismo, tanto che alle elezioni del 2014 votò solamente il 18% degli aventi diritto in Repubblica Ceca, contro il 52% dell’Irlanda. Proprio in Irlanda, si stima però un possibile incremento dell’affluenza, considerato che il fatto che si vota anche per un referendum che possa allentare le restrizioni sul divorzio contenute nella Costituzione. Ricordiamo infine che anche in Irlanda e in Repubblica Ceca, così come nel Regno Unito e negli altri Paesi, i primi risultati verranno diffusi solamente domenica sera. Valutato anche questo, c’è da attendersi il mantenimento di una possibile volatilità che potrebbe accentuarsi nel post-elezioni, soprattutto in relazione all’esito che uscirà fuori dalle urne di questa tornata elettorale europea, mai così attesa non solamente per gli equilibri nel Parlamento europeo, quanto anche per i governi nazionali.